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13 décembre

Un sogno

Ancora non andavo alle scuole elementeri, ma non so dire con esattezza quanti anni avevo...
Ricordo perfettamente quella sera d'estate in cui mia mamma mi portò a vedere un balletto classico che non mi sbaglio era il lago dei Cigni.
E nel bel mezzo di quello splendore, quel trionfo di corpi perfetti che danzavano come fossero di un altro pianeta io chiesi a mia mamma: "mamma, ma sono degli angeli??" Mia mamma mi sorrise e nemmeno mi rispose.
Non ricordo di aver mai chiesto a nessuno di voler iniziare a frequentare una scuola di danza, ma mia mamma lo sapeva perchè infondo aveva capito di avermi tramandato quella passione che lei teneva nascota nel cuore e che non era però mai stata disposta a far uscire...
Così giunto settembre fui portata alla scuola del Balletto di Toscana. Io non dicevo niente, entrata in quel posto mi guardavo intorno impaurita ma affatto timida.
Dovevano prima vedermi, mettermi alla prova e scrutarmi come fanno con gli elettrodomestici in prova prima di venderli.
Arrivò tale Cristina Bozzolini (se la incontro per strada ancora tremo), una signora insolita a dir poco, nonchè la direttrice di quel posto che era stata in passato una ballerina formidabile. Stretta in quella sua postura eretta, impettita come nemmeno le guardie della regina Elisabetta, con un profumo forte misto a aroma del caffè, che lasciava nell'aria non appena si muoveva.
Tutte le sue allieve nonchè le altre insegnanti o le segretarie sembravano terrorizzate da lei...
Diffondeva in quelle sale un'atmosfera di rigore impeccabile, di disciplina pefetta, di devozione assoluta a qualcosa che ancora non capivo...
Ma io non temevo, non so perchè: ma cosa poteva farmi? Non c'era motivo di temerla e anche se ci fosse stato io non me n'ero accorta.
Un'oretta di prova, poche parole, mi ricordo solo un sonoro, "via la caramella signorina", oppure, "dritta con la schiena, in dentro la pancia!"
Poi pesata e misurata come se dovessi essere venduta come merce da catalogare: 1 metro e 30 di altezza, 18 kg di peso.
E solo un commento: "chiunque nella vita ti dica che sei troppo magra o che devi mangiare, tu non credergli mai! Ricorda, signorina, non è mai troppo l'essere magri nella vita!"
Uscì dalla sala facendomi camminare di fronte a lei, con mia mamma a fianco che aveva un'espressione a dir poco sconvolta:
"Sa signora, la danza nella sua storia ha creato un mondo duro basato su una severissima selezione, talvolta sembra che certe persone siano portate per danzare, altre invece siano impossibilitate a farlo per natura... Questione di fortuna...
Per sua figlia è diverso: pare che la danza classica sia fatta su misura a lei..."
 
 
Sembra quasi l'inizio di una bella favola, e come tale sarebbe stata forse destinata ad un lieto fine che è invece venuto a mancare...
Mi manca la danza e tutto quello che essa comporta, mi manca la sua disciplina perfetta, le sue pretese anche se assurde, mi mancano le ore in sala per arrivare ad un obbiettivo spesso così futile che però poi dava una soddisfazione inspiegabile.
Ma la cosa che più mi manca è il mio mondo nella danza.
Era una droga, una passione, un senso di vita, una gioia, un dolore, una forza motrice che spingeva anima e corpo verso un obbiettivo che sempre di più diveniva lontano... Ed era quello il bello! Era il sentirti bene quando in quelle ore soffrivi! E' incomprensibile per chi non lo prova, ma estremamente familiare per chi lo vive.
La mia è stata una passione travolgente, come quelle che si hanno per gli amanti più spregiudicati, senza risparmio di niente, qualcosa di totalizzante che mi ha formata, mi ha fatta crescere e che mi ha insegnato a vivere.
E così il grazie va a lei, la mia insegnante che come un angelo mi ha trascinata dentro questo mondo di gioie e dolori che si susseguono continuamente, a lei che negli anni mi ha dato tanto, a lei che mi ha impedito di fuggire, e di mollare, a lei che mi ha fatto piangere dei miei errori, a lei che si è appassionata di me donandomi la passione e la dedizione che comunque vada non potrò mai dimenticare.
 
"APPARTE CHE I SOGNI PASSANO SE UNO LI FA PASSARE, ALCUNI LI HAI SEMPRE DIFESI ALTRI HAI DOVUTO VEDERLI FINIRE...NIENTE PAURA"
                                            danza
 

Commentaires (1)

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Clioa écrit :
Sono ancora io!...ho finito di leggere adesso questo tuo intervento...il caso vuole che anch'io dai 4 ai 16 anni abbia fatto danza classica...e so benissimo cosa si prova sia mentre sei lì che ti affatichi ma poi sul palco brilli....sia ora che dopo tanti anni ripercorro quei momenti con la mente  e mi mancano e ogni sera prima di andare  a dormire mi sdraio nel letto allungo il mio corpo e poi voltandomi verso il mio ultimo paio di scarpette rosa (le tanto agognate e tenute punte!!!) mi dico E' GRAZIE ANCHE A LEI,LA DANZA,SE SONO OGGI QUELLO CHE SONO!!!... notte!
ciao ciao
26 Jan.

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